il trekking per noi

qualcuno, si domanderà chi siamo o cosa facciamo, giusto, a volte me lo chiedo anch’io…(?), ma la risposta è molto semplice, siamo un gruppo di amici affiatatissimi, amanti, tutti chi in un modo e chi in un altro della stessa cosa…

…stare all’aria aperta, essere liberi di andare, camminare, passeggiare, nuotare, navigare, “volare”, “trekkare”, per la nostra bella terra (e non solo), la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana.

Riusciamo a cogliere lo stesso entusiasmo, lo stesso sentimento, lo stesso stato d’animo, sia nell’osservare una piccola farfalla posata su di un fiore, sia per risalire un ripido pendio.

Insomma abbiamo tutti una forte attrazione per la natura, un attaccamento per le nostre tradizioni e le nostre origini.

Proprio come il vecchio nostro “amico” Ulisse.


il nome Ulyxes è stato coniato unendo le traduzioni del nostro eroe omerico, dall’inglese (lingua internazionale): Ulysses e dal latino (lingua madre): Ulixes.

Ulisse, figlio di Laerte e di Anticlèa, marito di Penélope, padre di Telemaco loro figlio, – e anche di Telègono, da lui avuto da Circe – re delle isole di Itaca e di Duhchio. Fu tra i pretendenti alla mano della bella Elena, la quale gli preferì Menelao, senza però, che né Ulisse né altri numerosi aspiranti alla mano di lei ne serbassero rancore al preferito. Che, anzi, si erano già impegnati, con solenne giuramento prestato a Tindarèo padre di Elena, di venire in aiuto, in caso di bisogno, a quello di loro che la bellissima si fosse scelto per marito.

Ma quando, pel ratto di Elena – che Paride si rifiutava di restituire – si rese necessaria la guerra contro Troia, Ulisse non se la sentì, malgrado l’impegno assunto, di parteciparvi, tanto più che l’oracolo gli aveva predetto che egli ne avrebbe sopportato il peso molto più gravemente degli altri. Per cavarsela, finse di esser stato colto da pazzia. Ma siccome ad Agamennone, che stava raccogliendo l’esercito per la spedizione, la pazzia d’Ulisse parve simulata, così incaricò Palamede – figlio di Nàuplio, re dell’isola Eubèa, e che egli conosceva per guerriero ardito e scaltro quanto Ulisse – di vedere come realmente stessero le cose. Palamede, preso in braccio il bambino Telemaco, lo depose nel solco che il finto pazzo stava tracciando: e siccome Ulisse fu pronto ad alzare il vomere dell’aratro, per non ferire il figlioletto, Palamede, smascheratolo lo costrinse a fare onore, suo malgrado, all’impegno preso.

Nella guerra di Troia, con la sua astuzia e la sua assoluta mancanza di scrupoli, Ulisse servì, non meno che con la spada con l’astuzia la causa dei Greci, dotato com’era di una eloquenza persuasiva cui nessuno poteva resistere.

Ad Odissèo, od Ulisse che dir si voglia, la tradizione attribuiva azioni non sempre esemplari. Fra l’altro si ricordava di lui d’aver fatto discendere, dalla nave, Filottete, e d’averlo lasciato solo e senza aiuto, nell’isola di Lenno, perché infastidito dal fetore insopportabile che mandava una ferita di lui che non rimarginava, fattagli dal morso d’un aspide. E se, dieci anni dopo, Ulisse tornò a riprenderlo per condurselo a Troia, non lo fece perché fosse punto da un  tardivo rimorso, ma soltanto perché Filottete aveva avuto in consegna da Ercole le infallibili frecce dell’eroe, senza le quali, a detta dell’oracolo, Troia non sarebbe mai stata espugnata.

Pare che Ulisse, quando parlava, fosse irresistibile, e così, indotto da Diomede a travestirsi con lui da mendico, riuscì a rubare a Troia il Palladio dal quale dipendeva la resistenza della città, dopo aver ucciso Reso e d’aver condotto nel campo greco i cavalli di lui, prima che avessero compiuto le condizioni imposte dall’oracolo. Quando ebbe scongiurato tutto quello che poteva essere d’impedimento alla desiderata fine dell’impresa, Ulisse suggerì ad Epèo l’insidia del cavallo di legno, e provvide all'”imbonimento” del suo diligente allievo Sinòne: e finalmente, Troia cadde.

Finita la guerra, i guai cominciarono anche per lui; cominciò allora l’Odissea.

L’uomo antico cercava nelle sirene quel dono che esse erano capaci di infondere in un attimo di rapimento: il suono della conoscenza.

Ma il cammino umano è lungo e faticoso; non è un caso che solo Ulisse, il progenitore della coscienza (perché è il primo ad usare il pronome “io”) abbia potuto reggere il peso della nuova consapevolezza sopravvivendone.

Ulixes (in latino) – Odissèo (in greco), un protagonista che ci mostra un’altra dimensione della forza dell’uomo: una forza non più muscolosa, ma una forza intellettuale che si esprime di volta in volta in capacità di persuasione, intuito vivissimo, astuzia geniale. Ulisse è uomo maturo, un uomo che “molto ha dovuto soffrire e molto vagare”; la sua odissea è l’odissea della vita di ognuno di noi: e tuttavia, con le sole armi della sua mente e lo scudo di un’acuta psicologia, non è e non sarà mai un uomo vinto.


Camminare, la riscoperta delle antiche vie, dei luoghi che ci parlano di culture e tradizioni che rischiano di essere dimenticati. È la nostra testimonianza il nostro contributo alla valorizzazione di quella storia che attraverso i secoli ha contraddistinto la nostra cultura, alla tutela e conservazione del territorio, allo sviluppo delle attività ecoturistiche del nostro paese.

Di seguito abbiamo cercato di spiegare come affrontare tali esperienze e vorremmo che attraverso le nostre, questa cultura, diventi insieme a quella di ciascuno di voi, una breccia attraverso la quale entrare in questo cupo mondo monotono e industrializzato e farne un occasione per cambiarlo, per non restare spettatori inermi.

Non abbiamo l’intento di trasformare le persone, non sia mai, ma desideriamo condividere attraverso i nostri itinerari quelle che sono le “esperienze sensoriali”: ascoltare i propri passi attraverso il fruscio delle foglie, osservare le sfumature di colori col passare del tempo, carpire le varie essenze al passaggio di una leggera brezza, avvertire sotto i polpastrelli la rugosità di una corteccia di un albero secolare, gustare l’asprigno di frutti ed erbe selvatici. Questo è quello che vogliamo che il viandante riesca a percepire, ci basta sapere che i nostri amici escursionisti chiedano sempre più insistentemente di partecipare e condividere le nostre scelte.

Il Presidente Sasà Donnarumma