Giovedì 8 dicembre 2005 – Amalfi – Pontone – Torre dello Ziro – Vallone delle Ferriere.
Partecipanti: Ah, ah, ah, ah, attenzione! Mettetevi comodi, oggi siamo in quattroooooo, si avete capito bene 4: Mariella, Tonino, Nino e Sasà.
Se continua così la prossima volta saremo in cinque, e più in avanti non ci voglio proprio pensare, però a noi questa cosa non fa altro che un immenso piacere, significa che stiamo seminando bene, vedere che c’è interesse per la nostra terra, per la natura che ci circonda, per tutto ciò che riusciremo a solcare con il nostro cammino…..ma ora basta con le smancerie.
Sotto casa siamo tutti puntuali (alle 7:00) per intraprendere questa nuova “trekkata”. La nuova gommauta (a me piaceva la vecchia A112, va bè!) ci porta in poco tempo sulla costiera amalfitana dove ci accoglie un rosso fascio di raggi solari che ha tutta l’intenzione di asciugare questo brutto mese di pioggia che ci ha assillato e inumidito le ossa a lungo.
I presepi negli antri più disparati, lungo la statale, sono oramai pronti per essere visitati, e così anche noi come pastori erranti giungiamo alla nostra capanna, parcheggiata l’auto un po’ prima di Amalfi, sgattaioliamo veloci tra i vicoli della cittadina ancora assonnata, per raggiungere la vecchia strada che da Chiorito sale su a Pontone.
La strada comunale è formata da un migliaio di gradini, ma noi la affrontiamo di petto, così anche per testare la nostra nuova coppia di amici, e dopo circa un’ora dal nostro arrivo ad Amalfi, in via Leone Comite Orso, ci ritroviamo qui su a Pontone, piccolo borgo di Scala, fino ai primi del XX secolo frazione di Amalfi, che si staglia sulle cittadine di Amalfi e Atrani.

Giunti in paese, dalla strada principale si imbocca un viottolo sulla destra, opportunamente segnalato dal cartello in marrone e dicitura gialla dei luoghi con interesse storico; passiamo sotto un arco e notiamo con assidua frequenza che a fianco degli usci delle abitazioni ci sono quelle simpatiche mattonelle che “inneggiano” l’ospite passeggero a salutare il padrone di casa se si entra e se si resta fuori a farsi gli affari propri, la cosa mi sembra alquanto inospitale non credete? Boh? Un ridente borgo medievale, con le usanze dell’epoca?
Lasciamo l’abitato e dopo poco siamo sotto le rovine della rocca di S. Felice, edificata in età ducale, risaliamo un pendio e ci soffermiamo ad ammirare il panorama: di fronte a noi si staglia un costone a picco sul mare con la villa Cimbrone di Ravello, i caratteristici agrumeti a terrazza, e più in fondo la punta di Capo d’Orso; andiamo più avanti e ci imbattiamo in una strana costruzione, un obbrobrio dell’architettura di tutti i secoli, un misto di periodo mussoliniano e periodo “folk-abbestia”, insomma un’enorme ca………., non riuscendo a spiegarci il perché di quella cosa in un posto così magico, andiamo avanti e ci portiamo sul pianoro della fontana, da dove è possibile ammirare uno dei più fantastici panorami della costiera amalfitana (pensate che il grande Escher, è stato proprio quassù, durante la sua visita in Italia dal 1922 al 1935). Facciamo un sacco di foto, erigiamo la nostra consueta turrita, e torniamo indietro verso Pontone, perché il tempo stringe.
Per sfatare quello che ho detto prima in merito ai costumi e le usanze locali, incontriamo un simpatico omino che ci indica la strada più breve per il vallone delle ferriere, offrendoci un po’ della sua merenda, composta da un croccante panino ripieno di pomodori verdi sott’olio, un’autentica leccornia visto che sono le 11:40, così ripartiamo, trascinando Nino che stava per addentare il panino dell’autoctono, e attraversiamo la porta occidentale del paese fino a via Pestrofa.
Di lì a poco ci imbattiamo in un simpatico presepe, ambientato proprio nell’antico borgo con grossi pastori di pezza, ci mescoliamo a loro per le foto ricordo lasciando così l’abitato, per immergerci in una favolosa tavolozza di colori autunnali che ci circonda: il vallone delle ferriere, pensate che qui risiede una felce unica in Europa, la Woodwaria Radicans o Felce Bulbifera Gigante.
Ci soffermiamo per bivaccare un po’ con biscotti, cioccolatini e mandaranci, visto che non possiamo degustare la specialità locale offertaci in precedenza!
Ritorniamo sui nostri passi, accompagnati sempre più dallo scroscio insistente del torrente Canneto, oggi in piena più che mai, viste le insistenti piogge dei giorni scorsi, in poco tempo siamo sulle sue rive e ridiscendiamo il sentiero che ci riporta ad Amalfi passando per i ruderi delle vecchie ferriere, un tempo e più precisamente tra il XVIII ed il XIX sec., costituivano per questi luoghi un vero e proprio polo industriale, sia con le ferriere che dal minerale grezzo importato dall’isola d’Elba e dalla Puglia, si estraeva il ferro per gli antichi artigiani di tutta la penisola. Sia con le cartiere, cosa che ha reso più famosa Amalfi, che utilizzando stracci di cotone, lino o canapa, macerati in acqua e successivamente essiccati, creavano appunto questo manufatto, la più famosa di queste è la Cartiera Lucibello che i suoi ruderi si stagliano imponenti sulla vallata.
Siamo giunti purtroppo alla fine della nostra escursione, raggiungendo la località di Chiarito bassa, per poi entrare nella repubblica marinara del sud.
Rientriamo soddisfatti a casa, spero per tutti.